Filtro Devastazione
Quando l'illusione svanisce, esprimere parole altre, una comunicazione di riflesso per l'indicibile in sentire che si sfiorano.
È negare ovunque guardi
Il filtro del sogno opacizza la realtà mentre svanisce
Nugolo di coccinelle sulla retina
Coperta in movimento ondeggiante
Il filtro cremisi della devastazione
E annegare
Notizia occulta deposita nel mio cuore una verità folle
Gorgogliano i conciliaboli
Parlottano vili
Mentre la memoria diviene un fatto d'opinione
È di lava il mondo intero
Ti ustioni se lo tocchi
Folgore trapassa, ma è del colore del sogno
della materia del fuoco sono ora...
Una voce di velluto del giglio
trema del suono dei marosi
Non c'è cosa che non si possa trasfigurare
Ferrosa vertigine
Clangore metallico mi abbaglia in piccoli sismi
Risuona il sussurro
Spira in spire il vortice rosso, buco fluido
Il moto non favorisce il moto
Senti il morso della perdita
Sboccare sul pavimento
Il mondo vuoto vortica, schiena a terra!
Non mi attira il campo magnetico...
È la specie che sussurra
senza prosecuzione genica
Presente dimesso
La sparizione prematura...
Mulinano spire
Rosso lava
Mi stordisco nell'ultimo vorticare...
«meglio squagliarla a volte questa realtà, mescolarla nel soluto di ciò che ci illanguidisce facendoci brillare gli occhi»
Quando l’illusione svanisce - Un commento di Rae
Fondatrice della rivista «Cohibeo» - Co-narrazione del presente {Vai al sito}
I poeti contemporanei sono, come i poeti prima di loro, attenti. La tendenza del poeta ad afferrare saldamente la realtà e gettarla sulle pagine, cartacee o digitali, con gradi variabili di schiettezza, è un'abilità già nota agli appassionati. I poeti osservano e dichiarano. L'hanno sempre fatto. I poeti che ci piacciono sfidano, si prendono gioco e rifiutano lo stato delle cose. È una questione sociale, politica, necessaria e perenne.
Filtro Devastazione, un titolo attuale.
Quante volte neghiamo la realtà che ci circonda, anche senza accorgercene, anche per motivi di forza maggiore? Bisogna andare in ufficio, a Gaza va tutto bene. Devo andare a fare la spesa, negli USA c'è il Super Bowl.
Usciamo a bere una birra, l'Europa non è piena di fascisti. E così via, per anni. Non c'è cosa che non si possa trasfigurare.
La vita va avanti, e per farlo, intendo dire per non far collassare la società, bisogna distrarsi. Ma la distrazione ha il costo del sangue. Sogna, sogna, ma le vene della tua umanità verranno prosciugate.
Spira in spire il vortice rosso, buco fluido.
E presto sarai sconfitto dallo stesso sogno che hai sognato per sopravvivere.
Il mondo vuoto vortica, schiena a terra!
Basta con questa bastarda versione di mondo, questi cannibali, queste guerre rigurgitate. La via d'uscita è senza speranza, basta notizie dell'ultima ora.
Presente dimesso.
Che continui, questo vortice, dice chi la sconfitta l'avverte, anche se non è reale fa sì che continui e che mi culli.
Mi stordisco nell'ultimo vorticare…
ssovrappensiero è attenta.
Con Filtro Devastazione ha lanciato il guanto di sfida sui volti addormentati di chi preferisce squagliare la realtà e renderla più digeribile.
Il filtro cremisi invade tutto - ssovrappensiero
Mi ritrovo mio malgrado a fronteggiare una realtà degenere e la sento nelle ossa, nella sua brutalità, ma mai mi sono azzardata magnificare questo sentire definendolo poesia. Eppure questo sentire è tutto ciò che ho, tutto ciò che sento di avere umanamente parlando. Sono grata per questo commento attento e lucido, persisto tra coloro che provano a squagliare la realtà mescolandola con ciò che ci avvicina al nucleo denso della salvezza, tentando una perdizione cosciente nel sublime.
Tra quelli ci sono anche io e la mia impotenza concreta.
Le azioni minime che portiamo a segno con le parole sono vanificate da chi se ne serve per imprecisati scopi, mentre si stava solo cercando di dare un senso all’orrore del non poter più incedere oltre.
E presto sarai sconfitto dallo stesso sogno che hai sognato per sopravvivere.
Scrive lei raccogliendo la sostanza.
Di recente mi è successo che avevo scritto dei versi. Erano versi ben poco ragionati scritti nel flusso di un'immagine, in particolare di un colore, il blu, sulle note di una melodia che mi era rimasta dentro. Quando quel colore ti abita, sei tu: resta difficile districare una effettiva volontà comunicativa. È arduo, straniante a volte coraggioso sondare i propri abissi senza avere idea dei vari significanti involontariamente comunicati, immergercisi dalla prospettiva di uno sguardo esterno. Ogni cosa che produci sarà quell'immagine, quel colore.
Una persona mi ha scritto, era preoccupata per quello che aveva letto. La cosa di cui era preoccupata è vera, io in quei versi credevo di non averla messa. Invece c'era. Ho dovuto rassicurarla, ma sapevo che ci aveva visto giusto.
Non sempre questo accade.
Non sempre le linee del sentire si accostano: a volte scopri che le parole sono solo anidride carbonica e i principî solo delle mani alzate proiettate nel futuro quando quegli stessi valori saranno traditi davanti ai tuoi occhi attoniti, freddata da un gesto che non sai come interpretare.
Le parole sono parole e si sa, vanno via col vento e io le scrivo affinché vengano lette non certo per prestarle alla violazione. Il sentire è sacro e va rispettato non vanificato così, come se non avesse un valore, come se fosse intercambiabile, sostituibile, per poter essere appiccicato ovunque impunemente. Conseguenze non ce ne sono per le truffe del sentire. Resta solo l’atto in sé.
Per questo ringrazio Rae per tutta l’attenzione nel leggere e sentire tra le righe poste a cornice di queste parole sgorgate da un tumulto interiore, reso impulso vero da The World Looks Red dei Sonic Youth.
Mi credo parte di quelli che si creano una bolla, anche se tutto finisce per rigurgitare sul sogno artificiale ( o forse l’unica verità che ci è consentito esperire?) quello che non vorremmo vedere, o sapere. Una forma di pigrizia, un rifiuto, l’impotenza. Indulgo nel sogno senza ostacolare il processo di disvelamento del fatto che ci mette davanti la realtà nuda e cruda. Una critica all’apatia, all’impossibilità disperata di esistere veramente e autodeterminarsi, rivolta come pugnale contro il mio stesso petto scosso dagli spasmi rabbiosi.
Il filtro della devastazione ci getta nel terrore. Lo combatteremo con le cose semplici, con gesti che ci metteranno in una netta posizione di rifiuto dalla bruttura, senza farci coinvolgere dal marasma generale. Se il sogno fosse l’unico modo, non potrebbe essere totalizzante. È un lusso che non possiamo concederci. Non ancora.








Un onore, come al solito, poterti leggere e ospitare su Cohibeo. Il tuo sentire è ampio e necessario. A nuove poesie 🖤
C’è qualcosa che richiama i cosiddetti poeti maledetti penso a Rimbaud, Baudelaire, Mallarmé, però c’è una differenza interessante.
I maledetti erano spesso centrati sull’Io, sull’esperienza individuale portata al limite.
Nel tuo testo l’Io è un sensore,registra la frattura collettiva. È un "Io" contemporaneo. Se i maledetti cercavano l’abisso come esperienza estetica, qui l’abisso è una condizione ambientale in cui ci si trova dentro. Amo il tuo modo di sentire.